Intervento chirurgico praticato in passato per asportare i tessuti linfedematosi ormai compromessi strutturalmente e irrecuperabili dal punto di vista anatomo-funzionale. Esso, come altre terapie chirurgiche “demolitive” utilizzate nella terapia del linfedema (come l’operazione di Servelle, o linfangectomia superficiale totale e l’intervento di Thompson, mediante lembo dermico scarificato e affondato in sede sottofasciale) veniva riservato ai casi in stadio più avanzato e nello specifico consisteva nell’asportazione della cute, del sottocute e della fascia (cutolipofasciectomia) nel distretto anatomico interessato. Attualmente, questi interventi chirurgici sono stati completamente soppiantati dalle nuove tecniche microchirurgiche ricostruttive, ormai di largo uso in campo linfologico e non vengono più praticati, tra l’altro, poiché agendo soltanto sugli effetti secondari dell’insufficienza linfatica, cioè l’imbibizione dei tessuti soprafasciali, non hanno mai dato risultati incoraggianti né a breve termine, data la notevole invasività chirurgica e le significative complicanze post-operatorie, né a lungo termine, lasciando spesso esiti cicatriziali profondamente deturpanti.

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