segnaposto chirurgia dei linfatici
CHIRURGIA DEI LINFATICI
Linfologia & Microchirurgia

dizionario

F

La Linfologia, nonostante termini come linfocita, linfonodo, linfa e vasi linfatici ricorrano nella quotidiana attività medica, è sempre stata considerata una sorta di sorella minore rispetto a materie come l’Angiologia o la Flebologia e non è mai stata intesa, se non da alcuni medici pionieri, come materia di studio specifica e ben identificata.

Questo “Dizionario” vuole, quindi, rappresentare una sorta di metaforica “finestra” sul vasto ed ancora poco inesplorato mondo della patologia linfatica e fornire utili elementi di conoscenza di base per una corretta diagnosi e gestione del paziente affetto da alterazioni del sistema linfatico-linfonoidale.

FOVEA

È una manovra semeiologica, molto utilizzata, che consiste nel premere con la punta del dito una zona edematosa e verificare che la compressione lasci in essa un’impronta, più o meno profonda, dovuta allo spostamento del liquido dalla zona compressa alle zone circostanti. Questo è significativo della presenza certa di un edema recente e facilmente reversibile. Gli edemi linfatici nella loro fase acuta e iniziale presentano un segno della fovea positivo, mentre con il cronicizzarsi del quadro clinico essi vanno incontro a degenerazione fibrotica ed assumono una consistenza estremamente dura, patognomonica della stasi linfatica cronica.

FÖLDI-VÖDDER

Metodo di trattamento fisico combinato assai articolato, detto anche CDP (Complex Decongestive Physiotherapy). Infatti prevede: idonee misure igieniche, manovre di linfodrenaggio manuale, bendaggi elasto-funzionali ed esercizi ginnici. In particolare la tecnica di linfodrenaggio manuale è stata messa a punto da Vödder, nel periodo tra il 1936 e il 1939, e poi rivisitata in chiave moderna ed ampliata dalla “Scuola tedesca” del Prof. M. Földi, nel contesto del sopracitato CDP.

FLEBOLINFEDEMA

Edema causato dalla concomitante insufficienza della circolazione venosa e di quella linfatica. Una parte dei linfedemi, soprattutto secondari, riconoscono una concomitante alterazione della circolazione venosa e vengono, quindi, suddivisi in tre gruppi a seconda delle rispettive manifestazioni clinico-temporali:

  • malattia venosa con implicazioni linfatiche (linfoflebedema);
  • malattia linfatica con implicazioni venose (flebolinfedema propriamente detto);
  • flebolinfedema ab initio.

In figura: Esiti di pregressa tromboflebite in paziente con linfedema post-traumatico.

FLEBOGRAFIA

Esame diagnostico contrastografico, che permette la visualizzazione dell’albero venoso periferico, visualizzando soprattutto l’anatomia reale dei rami venosi, la presenza di vasi comunicanti e la presenza di trombosi o stenosi patologiche.

FLEBITE

È l’infiammazione di uno o più vasi venosi; essa può avere diversa eziologia e può presentarsi in concomitanza di un episodio trombotico (tromboflebite). Spesso l’infiammazione si propaga alle strutture del fascio vascolo-nervoso; per questo motivo oltre alla sintomatologia dolorosa spesso la flebite si manifesta sul piano clinico con una linfangite tronculare consensuale, dovuta appunto all’interessamento dei tronchi linfatici limitrofi ai rami venosi interessati.

FLEBEDEMA

Edema causato da insufficienza della circolazione venosa.

FILARIASI

Genericamente si fa riferimento ad un gruppo estremamente eterogeneo di manifestazioni cliniche associate alla presenza nel corpo umano di parassiti della superfamiglia Onchocercoidea. Nello specifico la filariasi linfatica è causata da due diversi parassiti nematodi: Wuchereria bancroftii e Brugia malayi. Questi parassiti, trasmessi allo stadio larvale da diverse specie di artropodi (AnophelesAedes togoiMansonia), si sviluppano all’interno del corpo umano dapprima sotto forma di microfilarie ed in un secondo tempo, dopo circa 90 giorni, nella loro manifestazione adulta che può protrarsi anche per anni. La loro maturazione avviene per intero nel tessuto sottocutaneo ed a livello dei collettori linfatici. Le manifestazioni cliniche associate a questa parassitosi delle strutture linfatiche possono variare dalla linfangite acuta, alla linfoadenite, fino allo sviluppo di un linfedema cronico ed all’elefantiasi. Il processo patologico spesso si manifesta dopo la morte del parassita; si ha infatti una reazione granulomatosa fibrosante scatenata dai resti del microorganismo o dai prodotti liberati nel corso della maturazione che causano una trombolinfangite con invasione eosinofila e, dunque, una conseguente occlusione meccanica dei collettori interessati, costituendo così la premessa fisiopatologica per lo sviluppo di un linfedema cronico secondario post-infettivo. La filariasi è endemica in India, in Cina, nell’Asia sud-orientale ed in Corea; la diagnosi è basata principalmente sulla valutazione clinica ed anamnestica (in casi particolari ed iniziali di infezione da W. bancroftii è possibile isolare le microfilarie nel sangue nelle ore notturne). La terapia medica contro l’infezione parassitaria si basa principalmente sulla dietil-carbamazepina ed altri farmaci anti-parassitari, mentre la terapia dell’eventuale complicanza linfangiologica (come il linfedema cronico secondario) non si discosta dalla usuale terapia combinata utilizzata con successo negli altri linfedemi cronici secondari. In figura: Edema da pregressa infezione da filaria in paziente etiope (visione posteriore)

FATTORI DI CRESCITA

Sono molecole proteiche, prodotte dagli organismi eucarioti, in grado di stimolare, attraverso diversi meccanismi, la crescita e la differenziazione dei vari tessuti. Il VEGF-C o VEGF-2 (Vascular Endothelial Growth Factor-C or -2) sono stati identificati come specifici fattori di crescita dell’endotelio linfatico; essi esprimono la propria azione tramite recettori endoteliali della tirosin-kinasi, come flk1/kDR, flt1 e flt4. Attualmente sono in corso diversi studi sperimentali atti a riprodurre una linfangiogenesi in vitro e in vivo, a comprendere le sue implicazioni nella metastatizzazione tumorale ed al suo ruolo nelle displasie linfatico-linfonodali.

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